Gino Cognetti
Gino Cognetti

Gino Cognetti

Il capostipite della famiglia che ha creato questo sito

Nato a Mandela il 25 agosto 1906 [Atto di nascita]

Morto il 20 maggio 1966

La moglie

Domenica Fabi

Gino era sposato con Domenica Fabi.
Nata a Mandela il 10 settembre 1908 [atto di nascita]
Morta il 12 marzo 1975
Il matrimonio si era celebrato il 29 novembre 1930 [Atto di matrimonio]

I figli

Antonio Cognetti
Francesco Cognetti
Roberto Cognetti
Guido Cognetti
Orsolina (detta Lina) Cognetti
Mario (Detto Eugenio) Cognetti

La storia

Gino viveva con la sua famiglia a Mandela, un piccolo paese di meno di mille abitanti, in provincia di Roma.

Era un bracciante agricolo e aveva già svolto il servizio di leva nel 22° Reggimento Artiglieria da Campagna, congedandosi a Palermo il 4 settembre 1927 [foglio di congedo].

Fervente Camicia Nera [perché partirono?] già nel 1938 risultava a disposizione della 114ª Legione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale [foglio matricolare].

[La 114ª Legione "G. Veroli" di Tivoli →]

Il 25 agosto 1939, pur avendo già quattro figli [foto di famiglia] — condizione che gli avrebbe permesso l'esonero — Gino viene richiamato alle armi come volontario, assegnato alla 219ª Legione Camicie Nere, 114° Battaglione [certificato del Comune di Mandela, 3 settembre 1946].

La mobilitazione a Tivoli

Due ordini del Comando della Legione, entrambi datati 24 agosto 1939, mostrano che il 114° Battaglione — quello di Gino — si mobilitava e si accantonava a Tivoli «al completo» nelle prime ore del 26 agosto, con circa 800 uomini alloggiati a Villa Irlandese [ordine di accantonamento] [richiesta di paglia per 800 uomini]. Gino, richiamato il 25 agosto, raggiunse dunque il battaglione a Tivoli, dove si stava raggruppando. Dai documenti del Comune risulta poi che il battaglione era ancora lì alla fine di settembre: il 25 settembre il comandante scriveva al Comune per far riparare i fornelli delle cucine di Villa Irlandese, richiesta protocollata il 27 e annotata il 29 [richiesta sulle cucine, 25/9/1939]. Il battaglione rimase quindi a Tivoli per oltre un mese prima di partire per l'Africa.

Il "compare": Romeo Macchioni

Un amico fraterno di Mandela, legato a Gino da "comparato", Romeo Macchioni prestò servizio nello stesso reparto. La sua corrispondenza familiare, conservata in un archivio di lettere e cartoline, ha permesso di ricostruire con precisione i mesi tra l'arruolamento e l'arrivo in Africa. Il timbro di mittente che compare, identico, su tutte le sue lettere dalla Libia riporta per esteso l'inquadramento del reparto: 1ª Divisione CC.NN. "23 Marzo" — 219ª Legione CC.NN. — 114° Battaglione — 2ª Compagnia — Posta Militare 301 [archivio lettere Romeo Macchioni].

Prima di entrare nella Milizia, Romeo prestava servizio di leva ordinario nell'81° Reggimento Fanteria "Torino", in provincia di Terni [lettere del 20 e 24/7/39]. Una busta del 14 agosto 1939 lo mostra spostato: l'indirizzo diventa "Campo Parioli, Roma" e la dicitura cambia da "soldato" a "il richiamato Macchioni Romeo" — segno che nel giro di tre settimane Romeo era stato richiamato, essendo anche lui volontario della M.V.S.N., dalla sua legione e trasferito in un campo di raccolta a Roma, in vista della mobilitazione bellica [lettera del 14/8/39]. Fino al 1926 quell'area di Roma ospitava il Campo Corse Parioli, un ippodromo costruito nel 1908; cessata l'attività ippica, il regime la trasformò in campo scuola per esercitazioni, ribattezzandola Campo Dux.

[Buco temporale: da Tivoli allo sbarco in Tripolitania (30 settembre – 28 ottobre 1939) →]

In Tripolitania

L'ordine di battaglia della Milizia in Africa Settentrionale al 10 giugno 1940 inquadra così la 1ª Divisione "23 Marzo": 219ª Legione (battaglioni CXIX "N. Ricciotti" di Frosinone, CXIV "G. Veroli" di Tivoli, CXVIII "Volsca" di Velletri) e 233ª Legione (battaglioni CXXIX "Adriatica" di Pescara, CXXXIII "Lupi del Matese" di Campobasso, CXLVIII "Tavoliere" di Foggia), oltre a reggimento d'artiglieria, battaglione mitraglieri e genio.

[Le "23 Marzo" CC.NN. da non confondere →]

Il documento più antico del periodo successivo è una cartolina, con l'immagine di un'oasi libica, scritta da Romeo da "Tripolitania, 28 ottobre 1939" [Geografia] [Cartina] — appena nove settimane dopo l'arruolamento [cartolina del 28/10/1939]. Altre buste sono datate tra il dicembre 1939 e il dicembre 1940 [ultima cartolina, dicembre 1940], tra cui una lettera scritta da Homs, in Tripolitania, il 5 maggio [lettera da Homs, 5/5/1940].

Dalle lettere di Romeo possiamo notare un altro dettaglio interessante: a ottobre 1939 scrive ancora con un indirizzo generico [lettera del 28/10/1939], mentre a dicembre 1939 scrive già con il riferimento "Posta Militare 301" [busta del 26/12/1939]. Questo ci fa capire che alla formazione della "23 Marzo" segue immediatamente l'assegnazione della Posta Militare 301.

In questo periodo una foto ci mostra Gino in una zona desertica con la sua mitragliatrice Breda 30 [foto di famiglia].

[Buco temporale: la "23 Marzo" in Tripolitania (autunno 1939 – 10 giugno 1940) →]

[Testimonianza: la vita di routine in Tripolitania →]

Dalla Tripolitania alla Marmarica, giugno 1940

Al 10 giugno 1940, giorno dell'entrata in guerra dell'Italia, la 1ª Divisione CC.NN. "23 Marzo" (comandante console generale Francesco Antonelli) si trovava ancora in Tripolitania, a est di Tripoli, nella zona di Tagiura [Montanari] — coerente con le lettere di Romeo Macchioni di quel periodo.

Dopo l'inizio delle ostilità quando le forze britanniche del Western Desert Force avviarono incursioni e scontri di confine verso il reticolato di frontiera (i primi "colpi di mano" a Fort Capuzzo, Sidi Omar e Bardia), verso il 16 giugno 1940 l'intero XXIII Corpo d'Armata, comprese la "23 Marzo" e la "28 Ottobre", venne trasferito in Marmarica, in Cirenaica [Geografia] [Cartina], vicino alla frontiera egiziana [Storia delle unità combattenti della MVSN].

Le lettere di Romeo confermano indipendentemente questa transizione: fino al 9 giugno 1940 scrive ancora "Tripolitania" come sua collocazione [lettera del 9/6/1940]; nelle lettere successive (già dal 16 giugno fino a dicembre 1940) il nome della località scompare, pur restando identico il numero di Posta Militare 301 — segno che lo spostamento avvenne proprio in quei giorni di fine giugno [lettera del 16/6/1940].

Al 7 settembre la divisione risultava schierata attorno a Bardia, insieme alla Cirene e alla Marmarica; il 9-11 settembre assunse lo schieramento di partenza per l'offensiva, in riserva d'armata a Sidi Azeiz [Storia delle unità combattenti della MVSN].

[Buco temporale: dal trasferimento in Marmarica allo schieramento a Bardia (giugno – 7 settembre 1940) →]

[Testimonianza: un trasferimento parallelo verso la Cirenaica →]

Settembre 1940: l'avanzata su Sidi el-Barrani, giorno per giorno

Il 13 settembre 1940 l'offensiva italiana contro l'Egitto muove dalla frontiera. Il resoconto della campagna permette di seguire il 114° Battaglione di Gino giorno per giorno [Storia delle unità combattenti della MVSN]:

Cartina dell'invasione italiana dell'Egitto, 1940 Clicca per ingrandire — Wikimedia Commons.
  • 13 settembre — la Divisione CC.NN. "23 Marzo" raggiunge il confine a Gabr Asceran; occupata Sollum Alta. Una fonte distinta, del Regio Esercito (relativa all'intera divisione, non specifica alla 219ª Legione), colloca la partenza della giornata da Gabr el Ahmar, con arrivo a Gabr Asceran/Nezuet Ghirba alle 20:00 [fonte Regio Esercito, non verificata su Montanari].
  • 14 settembre, ore 20 — la "23 Marzo" ha passato il confine e raggiunto Musaid, fra Capuzzo e Sollum.
  • 15 settembre — si forma una colonna motorizzata al comando del generale Bergonzoli, che punta su Sidi el-Barrani. La divisione si divide in due colonne: a destra la 233ª Legione, al comando del console generale Olivas, a sinistra la 219ª — al comando del luogotenente generale Antonelli — con il CXIV Battaglione — il reparto di Gino —, con l'artiglieria divisionale. Nella discesa dalla scarpata di Halfaya, lungo piste a zig-zag minate dagli inglesi in ritirata, le colonne sono sottoposte al tiro dell'artiglieria britannica e della RAF, che può osservare e colpire gli autocarri; le truppe sono costrette a scendere dai mezzi e proseguire a piedi tra congestione e confusione, con le soste imposte dal fuoco nemico concentrate specialmente sulla colonna di sinistra [Montanari].
  • 16 settembre — la 219ª Legione viene ancora impegnata da un tiro d'artiglieria preciso che la costringe a procedere ancora appiedata. Continuano a muovere a sinistra il CXIV Battaglione — il reparto di Gino — e a destra il CXVIII, sotto un tiro rabbioso; avanzano ugualmente, accostando verso il mare. Alle 14,15 il comandante della divisione entra a Sidi el-Barrani alla testa della 219ª Legione. A sera la divisione è dislocata 10 km a est della città, dal mare a Samet-Omm–Himeisa. Le perdite complessive della Divisione "23 Marzo" nel periodo operativo dal 13 al 18 settembre furono di 187 uomini [regioesercito.it].
  • 30 settembre — la 1ª Divisione "23 Marzo" è dislocata a Sidi el-Barrani.

[Testimonianza di Giorgio Almirante →]

[Le condizioni dell'avanzata: numeri e disagi →]

Il riordino di dicembre e la ritirata su Bardia

Raggiunta Sidi el-Barrani, comincia una lunga sosta. In vista della ripresa dell'avanzata verso Marsa Matruh, ai primissimi di dicembre 1940 la "23 Marzo" viene sostituita a Sidi el-Barrani dalla neocostituita 4ª Divisione "3 Gennaio" [Storia delle unità combattenti della MVSN], e spostata verso l'Uadi el-Mrega, a sud di Bardia.

Il 12 dicembre risulta spostata più avanti, a nord-ovest di Sollum, dalla ridotta Capuzzo al mare, con un distaccamento a Sidi Omar — sempre alle dipendenze del XXIII Corpo d'Armata di Bergonzoli [Montanari].

Il 9 dicembre 1940 la controffensiva britannica (operazione Compass) travolge il Raggruppamento Maletti a Alam el-Nibeua; il 10 dicembre cade Sidi el-Barrani.

Con la minaccia di un aggiramento verso Bardia, il Comando dispone: alle ore 11 del 12 dicembre la "28 Ottobre" destinata a presidiare Bardia; alle 16 la "23 Marzo" e la "28 Ottobre" passano al XXIII Corpo; alle 19 tutte le divisioni del settore agli ordini di Bergonzoli.

Il 14 dicembre la "28 Ottobre" riceve ordine di ripiegare dall'Halfaya. Il 15 dicembre violenti attacchi corazzati colpiscono la "23 Marzo" a Bir el Tafua, nei pressi di Bardia. Il 16 dicembre il ripiegamento nella Piazza di Bardia è ultimato [Montanari].

Cartina dell'operazione Compass, 1940-1941 Clicca per ingrandire — Wikimedia Commons.

L'assedio di Bardia

Alla vigilia della battaglia le forze italiane sono già provate: la "23 Marzo" ridotta di circa un quarto, la "28 Ottobre" a poco più della metà. Sono schierate su quattro settori: Mrega (Divisione "Cirene"), Ponticelli (Divisione "Marmarica"), Gerfan (Divisione CC.NN. "23 Marzo", con la 219ª e la 233ª Legione), e la "28 Ottobre" come riserva mobile generale [Montanari; cartina della battaglia di Bardia, 3-5 gennaio 1941; le forze in campo].

La battaglia, il ferimento e la cattura

3 gennaio 1941: l'attacco australiano travolge i capisaldi avanzati. Nel settore Garfan della "23 Marzo" vengono perduti il caposaldo e le artiglierie di Bu Rim, difeso dal CXVIII Battaglione, e sconvolto dal fuoco il caposaldo di Scegheila [Storia delle unità combattenti della MVSN].

4 gennaio, mattino: nel settore Mrega gli australiani, riparati dietro i carri armati, occupano i capisaldi tenuti dal I/158° e dal III/157° della divisione Cirene; i superstiti si schierano a difesa dell'Uadi di quota 145. È qui che resiste, fino all'annientamento, quanto restava del CXIV Battaglione CC.NN., il reparto nel quale prestava servizio Gino.

Un suo ufficiale, il capomanipolo Francesco Lo Bianco, orfano di guerra e comandante di plotone mitraglieri, guadagnò lì la Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria, combattendo un carro armato nemico corpo a corpo fino a cadere gridando "Viva l'Italia, viva il Duce" [Storia delle unità combattenti della MVSN].

È in queste ore, il 4 gennaio 1941 — data confermata anche dalle schede ICRC (Comitato Internazionale della Croce Rossa; "fatto del 4.1.1941 a Bardia") — che Gino viene ferito e catturato dalle truppe australiane [schede ICRC].

Nella stessa zona della "23 Marzo", quasi contemporaneamente, viene fiaccata la resistenza dei battaglioni CXXIX e CXXXIII [Storia delle unità combattenti della MVSN].

5 gennaio: nella zona della "23 Marzo" resiste ancora il caposaldo Atiga, sopraffatto solo dopo una lotta impari. Cessano così di esistere, combattendo, le divisioni "23 Marzo" e "28 Ottobre" — di queste sopravvive un solo battaglione, il CXL (della "28 Ottobre"), aggregato alla Divisione "Sirte", che si ritroverà ancora in armi a Tobruk. Il generale Bergonzoli riesce a fuggire a piedi verso Tobruk; per la 10ª Armata la battaglia costa circa 45.000 uomini tra morti, feriti e prigionieri [Montanari].

[Le stesse ore raccontate dall'Esercito Australiano →]

[Il giudizio del nemico: tre testimonianze straniere →]

La prigionia

Il 4 gennaio, giorno della cattura di Gino, i prigionieri presi dagli australiani venivano avviati al punto di raccolta vicino alla Post 45, dove la 16ª Brigata aveva sfondato il perimetro di Bardia il mattino del 3. Già a mezzogiorno del 3 vi erano arrivati circa 6.000 prigionieri, poi trasferiti in un recinto ("cage") sulla strada Capuzzo–Sollum, sul reticolato di confine tra Libia ed Egitto [G. Long, To Benghazi, p. 173, nota]. Alle 21 del 4 gennaio lo stesso punto di raccolta segnalava 20.000 prigionieri e chiedeva con urgenza rinforzi per le scorte [diario di guerra della 16ª Brigata australiana, AWM52 8/2/16]. È quindi probabile che anche Gino sia passato da lì, salvo che, essendo ferito, non sia stato portato direttamente a un posto di medicazione.

Va detto però che la battaglia di Bardia costò agli italiani circa 1.700 morti e 3.700 feriti, e i prigionieri furono tra 36.000 e 40.000 [C. Stockings, Bardia: Myth, Reality and the Heirs of Anzac, p. 276] [G. Long, To Benghazi, p. 199]. Con numeri simili, raccolti in poche ore e ancora in pieno combattimento, è praticamente impossibile ricostruire come ogni gruppo di prigionieri sia stato avviato, trasportato e censito: possiamo soltanto formulare ipotesi sulla base di alcune testimonianze e dei diari dei reparti australiani, e non è detto che tutti abbiano seguito lo stesso percorso.

[I prigionieri secondo gli Australiani →]

Gino segue sicuramente gli spostamenti dei prigionieri secondo la catena logistica P.o.W. britannica. Unica testimonianza è una foto che lo ritrae ferito, insieme ad altri prigionieri [foto di famiglia]. Visto che Gino nella foto ferito è davanti a un edificio in muratura, e ha già una matricola assegnata [Retro foto], non si esclude che potrebbe essere in un ospedale di Alessandria.

Una curiosità che notiamo è che nella foto Gino ha già la matricola 73410, e dai documenti di Romeo vediamo che lui aveva la 73411: questo ci fa notare che dopo la cattura, al momento della registrazione, i due erano ancora insieme.

Campo 306 Geneifa — Egitto
L'11 febbraio 1941 — come risulta dai registri del ICRC — Gino fu trasferito nel P.o.W. Camp n. 306, un campo di prigionia gestito dai britannici a Geneifa, in Egitto, vicino al Canale di Suez [schede ICRC].

[Testimonianza dell'artigliere Manlio Sulis →]

[Testimonianza: il treno merci da Geneifa a Suez →]

[Il ricordo di un prigioniero catturato il 4 gennaio e il suo viaggio verso l'India →]

[Buco temporale: dal ferimento a Geneifa (4 gennaio – 11 febbraio 1941) →]

[Probabili navi del trasferimento Suez-Bombay →]

Incrociando i dati delle navi partite da Suez nel periodo (vedere link sopra) e la testimonianza di Salvatore Gianchino possiamo dire quasi con certezza che la nave più accreditata per il trasferimento di Gino a Bombay fu la Clan Skene, che lasciò Suez il 17 febbraio e arrivò a Bombay il 3 marzo.

Campo 3 Bangalore — India
Sempre dai registri del ICRC risulta che l'11 marzo 1941 Gino è nel P.o.W. Camp 3 in India, parte del gruppo di campi di prigionia nell'area di Bangalore [schede ICRC].

Quindi tra l'11 febbraio e l'11 marzo Gino affronta il viaggio in nave tra Geneifa e Bombay, e poi un estenuante viaggio di oltre 1.000 km fino a Bangalore.

[L'organizzazione dei campi P.o.W. in India →]

[Bangalore: una testimonianza di un ufficiale britannico →]

All'arrivo in India Gino e Romeo, pur registrati uno dopo l'altro (matricole 73410 e 73411), vengono assegnati a campi diversi: Gino al Campo 3, Romeo al P.o.W. Camp 2 [busta dal P.o.W. Camp 2]. L'indicazione "Bombay" che compare sulla busta non indica il luogo del campo: a Bombay aveva sede il General Post Office, centro di raccolta e smistamento della corrispondenza da e per i prigionieri, e da lì le autorità britanniche spedivano anche le cartoline-foto con cui avvisavano le famiglie.
Il Campo 2, come il Campo 3, faceva parte del 1° Gruppo di Bangalore (campi 1-8). Il motivo della separazione non è noto; alcuni studiosi riferiscono che i prigionieri venissero smistati anche in base all'iniziale del cognome.
[Bangalore: altre informazioni →]
[La vita quotidiana nei campi P.o.W. in India →]
[Testimonianza di Nicola Santecchia: prigioniero in India →]

Il 4 maggio 1944, dopo tre anni di prigionia dei quali poco sappiamo, Gino fu trasferito, come risulta dal registro dei prigionieri di Bangalore [registro dei prigionieri in India].

[Probabili navi del trasferimento Bombay-Liverpool →]

Gran Bretagna
Il 1° giugno 1944 il ICRC lo registra al P.o.W. Camp 17 [schede ICRC].
Il Campo 17 (noto come Lodge Moor Camp) si trovava a Sheffield, in Inghilterra (Redmires Road): era un campo base, già campo militare prima della Grande Guerra, con capacità ampliata da alloggi in tenda e sorvegliato da doppia recinzione e torri di guardia [R.J.C. Thomas, Prisoner of War Camps (1939-1948), English Heritage 2003; M.J. Richards, Prisoners Abroad; rif. National Archives FO 939/102-103].
Lodge Moor era uno dei due più grandi campi di transito, insieme a Prees Heath in Galles. Lì gli italiani appena sbarcati venivano selezionati dal Ministry of Labour in base alle capacità lavorative. Al transito si facevano visite mediche e vaccinazioni [NA, WO 32/9904].
Il titolo dell'elenco in cui compare Gino è il "Nominal Roll of Prisoners of War Transferred from Overseas to No.17 P.O.W. Camp on 31st May & 1st June 1944" [Lista].

Il 5 luglio 1944 Gino fu trasferito nel P.o.W. Camp 69 - Darras Hall camp, Ponteland, che aveva hostels a Catton, Colwell, Gosforth, Longhorsley, Prestwick, Raylees (vicino Elsdon), Wylam [Fonte NEWMP], con la nuova matricola 508457 [schede ICRC; confermato anche dal registro britannico dei prigionieri di guerra rif. IOR-L-MIL-5-1069; il campo di Darras Hall].

[Buco temporale: i due anni al P.o.W. Camp 69 →]

Nei ricordi di famiglia si raccontava che Gino, durante il giorno, lavorava presso la fattoria di una vedova di guerra: era trattato bene, anche se il lavoro era faticoso.

Il rimpatrio

[Buco temporale: dal Campo 69 a Napoli →]

Il rimpatrio avvenne solo dopo la fine della guerra: Gino sbarcò a Napoli il 21 luglio 1946 [documenti del rimpatrio].

Stranamente, sul documento compilato a Roma il 4-10-1946 compare l'indicazione "Campo dove ha trascorso la prigionia: 156": nei documenti del ICRC non risulta però alcun ulteriore trasferimento verso un campo con questo numero [questionario compilato a Roma].

[Il mistero del Campo 156 indicato sul documento di rimpatrio →]

Rientrò finalmente a casa, a Mandela, il 23 luglio 1946, dopo quasi sette anni di lontananza dalla famiglia.