Gino Cognetti
Gino Cognetti

Gino Cognetti

Il capostipite della famiglia che ha creato questo sito

Nato a Mandela il 25 agosto 1906

La moglie

Domenica Fabi

Gino era sposato con Domenica Fabi.

I figli

Antonio Cognetti
Francesco Cognetti
Guido Cognetti
Roberto Cognetti
Orsolina (detta Lina) Cognetti
Mario (Detto Eugenio) Cognetti

La storia militare

Fervente Camicia Nera, Gino si arruolò nelle Milizie Volontarie (MVSN) pur avendo sei figli, condizione che gli avrebbe permesso l'esonero dal servizio militare.

  • Aveva già svolto la leva nel 22° Reggimento Artiglieria da Campagna, congedandosi nel 1927.
  • Nel 1938 risultava a disposizione della 114ª Legione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.
  • Il 25 agosto 1939 partì come volontario, assegnato alla 219ª Legione Camicie Nere, 114° Battaglione, un reparto che sarebbe stato poi impiegato nell'invasione dell'Egitto nell'ambito dell'Operazione Compass, tra il 1940 e il 1941.
  • Il 3 o 4 gennaio 1941 fu ferito e catturato a Bardia dalle truppe australiane. Iniziò così una lunga prigionia:
    • dopo un primo ricovero in un ospedale di cui non si conosce la località, fu trasferito nel Campo 3 in India, parte del gruppo di campi di prigionia nell'area di Bangalore, dove gli fu assegnata la matricola 73410.
    • Nel 1944 venne trasferito in Gran Bretagna, prima nel campo 69 di Darras Hall, in Northumbria, poi nel campo 156 di The Heath, nel Lincolnshire, un distaccamento dove i prigionieri venivano impiegati nei lavori agricoli.
  • Il rimpatrio avvenne solo dopo la fine della guerra: sbarcò a Napoli tra il 21 e il 22 luglio 1946 e rientrò finalmente a casa, a Mandela, il 23 luglio 1946, dopo quasi sette anni di lontananza dalla famiglia.

Documenti di servizio

Foglio matricolare di Gino Cognetti

Il foglio matricolare, con i dati anagrafici e il servizio di leva nel 22° Reggimento Artiglieria da Campagna.

Certificato del comune di appartenenza

Il certificato del comune che attesta la partenza volontaria del 25 agosto 1939.

La ferita e l'ospedale

Foto di gruppo con feriti in ospedale

Foto di gruppo davanti all'edificio in muratura.

Retro della foto con la scritta Prigioniero Cognetti Gino

Il retro della foto, con la scritta "Prigioniero Cognetti Gino matricola 17/10".

La prigionia in India

Gruppo di prigionieri italiani in India

Gino con un gruppo di prigionieri italiani nel Campo 3, nell'area di Bangalore, matricola 73410.

Estratto del registro dei prigionieri italiani in India

Estratto del registro dei prigionieri italiani in India, con l'annotazione manoscritta del trasferimento in UK nel maggio 1944.

Il trasferimento in Gran Bretagna

Cartolina con un gruppo di prigionieri in Gran Bretagna

Cartolina con un gruppo di prigionieri in Gran Bretagna.

Retro della cartolina con i dati del campo di prigionia

Retro della cartolina con i dati: dal POW Camp 69 di Darras Hall, datata 20 maggio 1945, matricola 508457.

Il rimpatrio

Documento di interrogatorio al rimpatrio

Il documento di interrogatorio compilato al rimpatrio, conservato presso l'Archivio di Stato.

Questionario compilato al rimpatrio

Il questionario compilato al momento del rientro, con il racconto della prigionia.

Altri documenti e foto

Foglio di congedo illimitato, 1927

Il foglio di congedo illimitato del 22° Reggimento Artiglieria da Campagna, Palermo, 4 settembre 1927.

Gino in un campo militare tra le mitragliatrici

Gino in un accampamento militare, tra due mitragliatrici su treppiede.

Medaglia della 14a Legione MVSN Tivoli

Medaglia della 14ª Legione MVSN "G. Veroli" di Tivoli.

Lettera del Vescovado di Tivoli alla Santa Sede

Lettera del Vescovado di Tivoli alla Santa Sede, 21 gennaio 1941, con la richiesta di notizie sui soldati della Parrocchia di Mandela, tra cui Gino.

Richiesta di notizie dalla Segreteria di Stato Vaticana

Richiesta di notizie su Gino Cognetti inoltrata dalla Segreteria di Stato Vaticana, 2 febbraio 1941.

Seconda richiesta di notizie dalla Segreteria di Stato Vaticana

Ulteriore richiesta di notizie su Gino, Segreteria di Stato Vaticana, 5 febbraio 1941.

Questionario del Distretto Militare di Roma

Questionario del Distretto Militare di Roma, con i dati della cattura a Bardia e della prigionia.

Foglio matricolare di Gino Cognetti

Il foglio matricolare di Gino Cognetti, matricola 6753, conservato presso lo Stato Maggiore dell'Esercito.

Certificati del Comune di Mandela

Due certificati del Comune di Mandela che attestano il servizio prestato oltremare dal 1939 al 1946.

Documenti del Ministero della Guerra

Documenti del Ministero della Guerra sull'interrogatorio dei reduci, con i dettagli della cattura e della liberazione.

Questionario del Centro Alloggio Reduci di Roma

Questionario compilato al Centro Alloggio Reduci di Roma, con i dati della prigionia e del rimpatrio.

Scheda di rimpatrio Mod. 4/RPG

Scheda di rimpatrio (Mod. 4/RPG), con i dati della cattura, del campo di prigionia e dello sbarco a Napoli.

Articolo di giornale sul campo di Darras Hall

Articolo di giornale sul campo di prigionia di Darras Hall, dove Gino fu internato.

Riflessione sull'arruolamento

L'arruolamento dei contadini nella MVSN (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, spesso indicata erroneamente come MMVV, ma storicamente nota come MVSN o comunemente "Camicie Nere") fu un fenomeno complesso. Non si trattò quasi mai di pura e semplice "fede ideologica", ma piuttosto di una combinazione di disperazione economica, condizionamento sociale e promesse di riscatto.

Ecco le ragioni principali che spinsero molti contadini a indossare la camicia nera:

  1. La disperazione economica e la disoccupazione. Nelle campagne italiane degli anni '20 e '30 (specialmente nel Mezzogiorno e nelle zone più povere della Pianura Padana), la miseria era cronica.
    • Uno stipendio fisso: l'arruolamento garantiva una paga regolare, il vitto e l'alloggio. Per un bracciante abituato alla fame e al lavoro stagionale, la Milizia rappresentava la fine dell'incertezza quotidiana.
    • Esenzioni e sussidi: le famiglie dei militi godevano di agevolazioni fiscali, sussidi in caso di bisogno e priorità nell'assegnazione di case popolari o terre.
  2. La promessa della terra (il mito della "Terra ai contadini"). Il fascismo cavalcò a lungo il mito della "ruralizzazione" e della proprietà terriera.
    • Con i progetti di bonifica integrale (come quella dell'Agro Pontino) e la successiva politica coloniale (in Libia e in Africa Orientale), il regime promise ai contadini che, in cambio del loro servizio e della loro fedeltà, avrebbero ricevuto un pezzo di terra da coltivare e possedere. Per chi era stato servo della gleba o bracciante per generazioni, questo era il sogno di una vita.
  3. Riscatto sociale e "status". La vita del contadino dell'epoca era segnata dall'emarginazione e dal disprezzo da parte delle classi urbane e dei grandi proprietari terrieri (i latifondisti).
    • L'uniforme come simbolo: indossare la camicia nera, gli stivali e i fregi della Milizia dava un senso di autorità e importanza. Il contadino non era più l'ultimo anello della catena sociale, ma un "soldato del Duce", rispettato (e spesso temuto) nel proprio paese.
  4. Coercizione, propaganda e controllo sociale. Non si può ignorare il peso dell'apparato di regime:
    • Pressione sociale: nei piccoli centri rurali, non essere iscritti alle organizzazioni fasciste o rifiutare l'arruolamento significava essere etichettati come "sovversivi", subendo l'ostracismo della comunità, il boicottaggio sul lavoro e le violenze delle squadre locali.
    • Inquadramento giovanile: molti giovani contadini arrivavano alla Milizia dopo essere cresciuti nell'Opera Nazionale Balilla (ONB) e nei Fasci Giovanili del Combattimento. Erano stati letteralmente educati fin dall'infanzia all'idea che il dovere di un uomo fosse combattere.

In sintesi: per la maggior parte dei contadini, la MVSN non fu una scelta politica consapevole, ma una strategia di sopravvivenza e un'opportunità di mobilità sociale in un'Italia povera e fortemente gerarchica.

Per Gino probabilmente furono importanti alcune di queste riflessioni, ma certamente la "fede" nell'ideale ebbe la sua grande importanza, al punto che anche dopo la fine della guerra rimase fedele ai suoi ideali, che non scomparvero neanche dopo il rientro a casa.

Altre foto di famiglia

Domenica Fabi e Gino Cognetti

Domenica Fabi e Gino Cognetti.

Francesco Cognetti

Francesco Cognetti.

Domenica con i figli durante la prigionia di Gino

Domenica con Antonio, Francesco, Guido e Roberto durante la prigionia di Gino.

Comunione di Antonio

Antonio, Francesco e Guido alla cerimonia di Comunione di Antonio.

Nevicata del 1956

Francesco e compagni durante la nevicata del '56.

Una strada di Mandela

Francesco in una strada di Mandela ancora in sassi.

Matrimonio di Francesco

Francesco e Domenica al matrimonio di Francesco.

Matrimonio di Francesco con i genitori

Matrimonio di Francesco con Domenica e Gino.

Francesco

Francesco.